Convocazione

Antonio Barrese - 1966
Parlando con Giovanni Anceschi, credo fosse il 1989 o il 1990, gli chiesi perché, secondo lui, i libri sono sempre uguali, indipendentemente dal loro contenuto. Perché un libro di poesia e uno di astronomia hanno la stessa forma, la stessa impaginazione? È solo una questione economica? È banalmente dovuto alla scarsità di risorse dell'editoria? Lo si deve all'insipienza dei grafici? Perché gli stampati progettati per la committenza (depliant, cataloghi) presentano invece forme elaborate e diversificate? Come mai la ricerca della poesia visuale non è mai andata oltre qualche parola su un foglio...? Perché anche quelle poche parole non hanno fatto nascere alcuna idea nei grafici? Infine perché, pur disponendo dello strumento più potente che l'uomo abbia mai avuto tra le mani - il computer - lo si usa allo stesso modo degli strumenti precedenti, senza liberare le sue potenzialità espressive e senza sfruttarle per quello che potrebbero fare?
Sono convinto che una parte consistente della creatività derivi proprio dagli strumenti di cui si dispone, dall'analisi delle loro potenzialità e dall'interpretazione del loro uso, dalla ricerca di un'originale operatività.
Insomma, una decina di anni dopo, nel 1998 terminai La convocazione, un complesso romanzo visuale in nove capitoli, e Giovanni ne scrisse la presentazione.